Lo chiamavano Jeeg Robot

Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti al suo debutto alla regia, è veramente una figata!

Enzo Ceccotti, interpretato da Claudio Santamaria, è un criminale di Tor Bella Monaca che tira a campare commettendo piccoli furti. Un giorno, mentre cerca di scappare dalla polizia che lo sta inseguendo, finisce nel Tevere, proprio dove sono stati abbandonati dei barili contenenti materiale radioattivo.  Dopo essere venuto a contatto con queste sostanze tossiche, come in un fumetto Marvel, il protagonista scopre di essere dotato di una forza sovraumana. Enzo utilizzerà immediatamente i suoi nuovi superpoteri per procurasi soldi facilmente, attirando  l’attenzione dei criminali della città che gestiscono il traffico di droga. L’incontro con la vicina di casa (Ilenia Pastorelli, direttamente dalla dodicesima edizione del Grande Fratello… e chi lo avrebbe mai detto?), una ragazza con qualche rotella fuori posto e la fissa per la serie animata Jeeg robot d’acciaio tratta dal manga di Go Nagai, cambierà le cose perché, con la sua estrema ingenuità, farà capire a Enzo che Roma, proprio come Gotham City, ha bisogno solo di un eroe.

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Gabriele Mainetti tenta l’impossibile, o meglio, ha fatto quello che nessuno aveva mai osato fare prima: un superhero movie con una struttura da fumetto americano, ma tutto made in Italy e persino ambientato nella capitale! Il risultato è qualcosa di sorprendente perché, ironia e serietà nelle scene d’azione, trovano il giusto equilibrio senza scimmiottare i blockbuster americani, ma inventando un genere nuovo qui da noi. Il cast è azzeccatissimo: Claudio Santamaria, con gli occhi a pesce che gli conferiscono la sua inconfondibile espressione da fattone, è perfetto nel ruolo dello sfigato, capace di passare tutto il giorno davanti al televisore a guardare film porno mangiando budino alla vaniglia; Ilenia Pastorelli, con quel suo viso strano e il nasino alla Michael Jackson, sembra uscita direttamente da un anime; Luca Marinelli è a dir poco meraviglioso nella parte del villain, un criminale folle ed eccentrico come Joker, ma che ha partecipato a Buona Domenica anni prima e sogna di sfondare con i video caricati su Youtube (strepitosa la sue esibizione con trucco e giacca di paillettes sulle note di Un’emozione da poco di Anna Oxa ). Tutto funziona a meraviglia, anche gli effetti speciali a costo contenuto (bastava  poco per far saltar fuori una vera e propria trashata!) e la musica, tutta rigorosamente italiana, che spazia da Non sono una signora di Loredana Bertè alla rivisitazione della vecchia sigla di Jeeg Robot d’acciaio. Lo chiamavano Jeeg Robot è un piccolo capolavoro, un film originale e intelligente in mezzo a tanta spazzatura e scarsità di idee, e la dimostrazione che non servono budget stratosferici per fare grandi cose. Da non lasciarselo scappare per nessun motivo!

Il 20 febbraio è uscito il fumetto basato sul film, una breve storia autoconclusiva, curato da Roberto Recchioni con  i disegni di Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone. Dello stesso albo ci sono quattro diverse copertine realizzate dallo stesso Reberto Recchioni, Zerocalcare, Leo Ortolani e  Giacomo Bevilacqua.

Roberto Recchioni

Roberto Recchioni

Giacomo Bevilacqua

Giacomo Bevilacqua

Leo Ortolani

Leo Ortolani

Zerocalcare

Zerocalcare

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2 risposte a Lo chiamavano Jeeg Robot

  1. GramonHill ha detto:

    Visto ieri. Meraviglioso. Mi è piaciuto un sacco. Marinelli strepitoso.

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