The Danish Girl

The Danish Girl – diretto da Tom Hooper (quello di Il discorso del re Les Misérables) e interpretato da Eddie RedmayneAlicia VikanderAmber Heard (la moglie di Johnny Depp) e Ben Whishaw – non mi è piaciuto. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di David Ebershoff scritto nel 2001, racconta la vera storia di Einar Wegener, pittore paesaggista danese che, nel 1930, si sottopose ad una serie di operazioni  per cambiare sesso diventando Lili Elbe.

Gerda Wegener, pittrice ritrattista, chiede a suo marito di posare per lei indossando gli abiti femminili della sua amica Ulla che le doveva fare da modella. L’imbarazzo iniziale lascia presto spazio al forte desiderio di immedesimarsi completamente in una donna e, il giovane Einer Wegener, assecondato dalla moglie, seguirà la sua natura che lo porterà a prendere una decisione estrema diventando il primo transessuale della storia.

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Tom Hooper, proprio come Einer, sceglie di dipingere gli sfondi dimenticando i personaggi. The Danish Girl è esteticamente perfetto e gli attori si muovono dentro una cornice impeccabile, al cui interno, nulla è fuori posto se non i protagonisti stessi. Ogni inquadratura è un vero e proprio quadro dove sono le pareti color carta da zucchero, i mobili in stile liberty e gli abiti ricamati a riempire lo schermo, più del bravissimo Eddie Redmayne, pur regalando un’ottima interpretazione – che potrebbe portarlo al suo secondo Oscar come attore protagonista dopo La teoria del tutto nel 2015 – e della sorprendente Alicia Vikander, anche lei candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista (se non l’avete ancora vista in Ex Machina fatelo subito!). Il film ricerca la perfezione nello sfondo, ricostruendo gli interni in modo maniacale, ma trascurando tutto il resto. I fatti vengono presentati senza mostrare la complessità del forte legame tra Einer e Gerda e, la lenta presa di coscienza di lui di voler diventare e sentirsi Lili Elbe, è affidata unicamente al grande lavoro sulla gestualità e la postura di Eddie Redmayn. Il tormento del protagonista è nascosto dietro scenografie curatissime, costumi meravigliosi e una fotografia perfetta. The Danish Girl è visivamente appagante e, anche se riesce a catturare lo sguardo, delude subito dopo perché racconta una storia forte con un tocco troppo lieve sfiorando il dramma e stando sempre attento a non sconvolgere. In un film che racconta la trasformazione di un corpo, persino le scene di nudo, troppo ripulite e garbate, si avvalgono della giusta angolazione per mostrare il minimo indispensabile.

Insomma, The Danish Girl è una palla perché dopo un’ora di belle scenografie, inquadrature come dipinti di Manet e assoli di Eddie Redmayn che pare fare di tutto per fregare Leonardo di Caprio e accaparrasi l’Oscar, vorresti una storia meno trattenuta capace di catturarti e perché no con un pizzico di audacia in più!

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