Victoria

Victoria, film tedesco del 2015 (non ancora uscito in Italia e temo proprio che non riusciremo mai a vederlo nelle nostre sale) diretto da Sebastian Schipper, mi è piaciuto, nonostante la parte iniziale sia così terribilmente lenta da farmi quasi appisolare.

Victoria è una ragazza di Madrid che vive da qualche mese a Berlino e lavora in una caffetteria del centro. Una sera, dopo essersi scatenata a ballare in discoteca, incontra un gruppo di ragazzi che conoscono molto  bene la città e si autodefiniscono “berlinesi veri”. Sonne e i suoi amici si offrono così di accompagnarla per le strade di Berlino, alla scoperta dei luoghi poco frequentati dagli stranieri. Seguireste alle quattro del mattino degli sconosciuti un po’ brilli, casinisti e dall’aspetto decisamente poco rassicurante? Io certamente no, ma Victoria è sola, in una città che conosce poco, desidera fare amicizia e integrasi nel paese che la ospita, ma non è sempre facile anche se sei una ragazza carina e spigliata. Spinta dal forte desiderio di far parte di un gruppo, decide di passare con loro la a notte in giro a zonzo per Berlino. Le cose si metteranno davvero male quando, costretti da un creditore che pretende la restituzione dei suoi soldi, i ragazzi coinvolgeranno Victoria in una rapina in banca.

victoria locandina VICTORIA-Poster

Il suo essere sprovveduta e forse un po’ stupida, fa sicuramente incazzare (non so quante volte le ho urlato contro di non fidarsi e di scappare!), ma allo stesso tempo il suo comportamento non risulta del tutto irrazionale e se ne comprendono le ragioni. Il desiderio di vivere un’avventura con persone nuove e divertirsi con loro, come fossero gli amici di sempre, prevale sul buonsenso. A Victoria non si accende quel campanellino d’allarme, che l’avrebbe fatta sentire in pericolo e condotta dritta a casa, perché finalmente non è sola e ha degli amici con cui passare l’intera notte fino all’alba, anche se incontrati per la prima volta solo qualche ore prima. Con loro si sente a casa e instaura presto un legame profondo, tanto da decidere di rimanere anche quando la posta in gioco è davvero alta. Victoria, che è un lunghissimo pianosequenza – girato senza interruzioni dalle 4.30 del mattino fino alle 6:54 – ha un inizio molto lento, a stento sono riuscita a rimanere sveglia e mi sono maledetta da sola per aver scelto di vedere proprio quel film. La prima parte, che vede la protagonista incontrare Sonne e il suo gruppo di amici, è molto confusa, noiosa e decisamente troppo lunga. Il punto di svolta si ha quando compare il creditore e viene pianificata la rapina. Il film ha una brusca virata verso l’action movie che mi ha dato letteralmente uno scossone. Quello che pensavo essere un pallosissimo tentativo di descrivere, in salsa crucca, una generazione di giovani balordi – sulla falsariga di capolavori come L’Odio di Kassovitz o il più recente Non essere cattivo di Caligari – si trasforma in un adrenalinico thriller che mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo. Ci si dimentica della prima parte noiosa e si seguono con attenzione le vicende dei protagonisti, alle prese con una rapina poco organizzata e tutte le inevitabili conseguenze. Victoria è un ottimo film e, quell’inizio così lento, prolisso e apparentemente di poco conto, è invece essenziale per comprendere il comportamento assurdo di questa ragazza sola in un paese straniero.

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