Spring, un horror americano girato in Puglia

Spring è un film strano, bello non so, ma decisamente interessante. Diretto dal giovane regista statunitense Justin Benson (quello di V/H/S: Viral, insolito horror che riunisce vari cortometraggi girati in stile found-footage)  in coppia con Aaron Moorhead, è una pellicola del 2014 mai uscita nelle nostre sale (e ti pareva!) pur essendo in gran parte girata proprio in Italia.

Alla morte della madre dopo una lunga malattia, Evan, decide di mollare tutto e intraprendere un viaggio per capire cosa vuole fare della propria vita. Giunto a Roma conosce due giovani gallesi, anche loro in vacanza, che segue fino in Puglia, a Polignano a Mare, dove vi rimane anche dopo la partenza dei suoi nuovi compagni di avventura. Qui trova un lavoro in una fattoria (dove un anziano contadino del luogo incredibilmente parla un inglese impeccabile) e soprattutto incontra una bella ragazza, in giro sola per le strade del paese, che gli fa perdere la testa. Louise è affascinante, disinibita, indossa un abitino rosso che spicca sul color ocra delle terre pugliesi, ed è molto misteriosa.

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Quello che era partito come un innocuo film, su un lungo viaggio di un giovane americano in fuga dal passato per ritrovare se stesso, si trasforma ben presto in altro. Non è una storia sulla crescita interiore, Evan, pur facendo esperienze incredibili, non parte ragazzo per tornare cambiato e uomo . Piano piano l’atmosfera cambia, si tinge di nero e Spring, senza quasi rendertene conto, diventa un vero e proprio horror ruotando intorno alla bella Louise e al segreto che nasconde. Un cambio di registro non improvviso, ma graduale, che ti prepara lentamente a quello che sta per accadere. Quando il mistero emerge e tutto si svela, non c’è un grande colpo di scena, viene percepito come il naturale svolgersi della vicenda perché arriva qualcosa che stavi aspettando. Etichettare Spring è difficile, contiene tanti elementi contrastanti e, anche se il più delle volte viene definito come un horror, per me, è prima di tutto una storia d’amore che attraversa i vari generi cinematografici. Un amore travolgente, che nasce e cresce in pochi giorni ed è subito forte al punto da superare ostacoli insormontabili. Sarà che Evan è solo, in un posto nuovo che non conosce e dove si parla una lingua diversa dalla sua (oddio, li tutti ma proprio tutti sanno l’inglese come John Sloan) ma sta di fatto che, quando incontra un’altra anima persa come lui, non se la lascia scappare accettando qualsiasi compromesso.

Spring pecca di parecchie ingenuità e non me la sento di dire che mi sia piaciuto fino in fondo, ma è sicuramente qualcosa di nuovo che merita di essere visto. La storia, per quanto assurda, è credibile pur vacillando ogni tanto soprattutto nel finale. Inoltre è uno dei pochi film americani girati in Italia che non incappa nei soliti luoghi comuni… pizza, mafia e mandolino!

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