As the Gods will di Takashi Miike

As the Gods will, l’ultimo film del regista giapponese Takashi Miike, è la fedele trasposizione cinematografica dell’omonimo manga pubblicato sulla rivista Bessatsu Shōnen Magazine di Kōdansha a partire dal marzo 2011,  scritto da Muneyuki Kaneshiro ed illustrato da Akeji Fujimura. Ebbene si, Takashi Miike si riconferma il geniaccio di sempre anche se, As the Gods will, pur essendomi piaciuto non mi ha entusiasmata come gli altri suoi lavoro precedenti. Se con Audition del 1999 avevo già capito che ci sarebbe stata, tra me e lui, una grande storia d’amore, Visitor Q  del 2001, Gozu del 2003 e soprattutto Ichi the Killer del 2001 ( il suo miglior film in assoluto) mi hanno fatto proprio perdere la testa!  Basta la sequenza iniziale di As the Gods will per capire di trovarci di fronte ad un piccolo capolavoro, un horror demenziale di quelli che mettono a dura prova lo stomaco con litri e litri di sangue schizzato da tutte le parti. La follia dei primi film di Peter Jackson (mi riferisco in particolare a Splatters – Gli schizzacervelli ) incontra qui la macchina sadica di Hunger gamescon un pizzico di Saw l’enigmista e il tocco inconfondibile di Takashi Miike.

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Protagonista è Shun Takahata, un liceale che si lamenta della sua vita triste e sempre uguale. Una mattina, durante la solita noiosa lezione in classe, accade qualcosa di inaspettato che movimenterà la giornata: la testa del professore esplode e al suo posto compare una bambola daruma parlante (figurina votiva giapponese senza gambe e braccia che rappresenta Bodhidharma il fondatore dello Zen). Inizia così un perverso gioco, il Daruma ga koronda (Daruma è caduto), una sorta di  “Un, due, tre, Stella”, ma qui in versione mortale che miete una vittima dopo l’altra l’asciando un unico vincitore per classe. I sopravvissuti non avranno nemmeno il tempo di chiedersi cosa stia accadendo perché saranno costretti a superare altre prove, altrettanto assurde e crudeli. Un malvagio maneki neko (gatto della fortuna) che ama i grattini, sadiche bambole kokeshi che si cimentano in una terrificante danza della morte cantando una odiosa tiritera, orsi polari che detestano le bugie e matrioske assassine… sono solo alcuni dei colpi di genio di questa storia così folle da innamorarsene all’istante. Dietro l’apparente insensatezza della trama si nasconde pure un messaggio profondo, perché ad ogni livello di gioco si cela una attenta critica alla società contemporanea in cui le paure e le ansie della modernità assumono le sembianze degli oggetti di culto della cultura giapponese (ovviamente matrioske a parte) stravolti nelle loro reali proporzioni. As the Gods will è un horror, in cui non mancano scene splatter e sangue a volontà (altra genialata sono le minuscole sfere di vetro color porpora ad imitare gli schizzi di sangue), ma è soprattutto un film capace di attraversare tutti i generi cinematografici, fondendo la fantascienza con l’umorismo demenziale e la cultura manga con l’ambientazione scolastica e la tradizione religiosa. Il risultato è un sorprendente racconto che ha la sua forza nella potenza delle immagini in grado di colmare le lacune della recitazione decisamente sopra le righe. Takashi Miike ti amo.

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3 risposte a As the Gods will di Takashi Miike

  1. lupokatttivo ha detto:

    Visto che ti piace il genere, se accetti un suggerimento… Dai un occhiata anche a nishimura 😉 ottima rece

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