Third Person

 

Third Person, l’ultimo film di Paul Haggisnon mi è piaciuto. Un cast pazzesco (Liam NeesonJames FrancoOlivia WildeMila KunisKim BasingerMaria BelloAdrien BrodyMoran Atias, i nostri Riccardo ScamarcioViniciMarchioni e addirittura Fabrizio Biggio), tre location importanti – Roma, Parigi e New York   e soprattutto un regista abile nell’intrecciare storie riuscendo a toccando tutte le corde delle emozioni, facevano ben sperare in un altro capolavoro come il magnifico Crash – Contatto fisico del 2004.  Purtroppo le aspettative vengono ben presto deluse e il risultato non è soltanto mediocre, ma anche confuso e a tratti ridicolo.

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Michael, famoso scrittore vincitore di un premio Pulitzer, è chiuso in una stanza di un lussuoso albergo parigino in cerca di ispirazione. Da diverso tempo sembra aver perso quel tocco che ha folgorato migliaia di lettori  ma non il suo fascino capace di sedurre la bella e giovane Anna, scrittrice ambiziosa e donna tormentata. Nel frattempo a Roma, Scott, un americano in missione nella capitale italiana per sottrarre alle aziende di alta moda i disegni dei modelli per poi rivenderli, si invaghisce di Monika, una ragazza Rom nei guai. Infine a New York, l’incasinata Julia, cerca disperatamente di riprendersi la custodia del figlio affidato al solo padre dopo uno strano incidente domestico. Tre storie legate da un esile filo guidato dall’amore, che si sfiorano solo con l’immaginazione senza mai toccarsi veramente, confondendo, ingannando e perdendosi nella fitta nebbia delle emozioni. Tutto questo non sarebbe male se, il trittico dell’animo umano raccontato, non fosse rappresentato da tre vicende mai all’altezza della situazione, troppo superficiali e dalle evidenti forzature nei dialoghi dei protagonisti. Third Person parte molto bene, utilizzando subito la sua migliore carta, quella dei richiami visivi che legano tra loro le tre storie, giocando a ingannare lo spettatore e sfruttando quella particolarità propria del montaggio cinematografico in cui, al chiudersi di una porta, si riapre in un’altra scena e in un’altra storia. Svanito questo effetto, sicuramente non nuovo ma sempre efficace, resta ben poco perché se la trama non ingrana a nulla servono i virtuosismi registici. Paul Hagging è bravo ad intrecciare e incastrare ma, se alla base ci sono tre brutte storie (definirei addirittura insulsa, banale e inverosimile quella ambientata a Roma con protagonista Adrien Brody e Moran Atias… dico solo che mi ha ricordato To Rome with Love, il peggior film di Woody Allen!), qualsiasi sforzo porta sempre ad un film poco riuscito. L’ennesima occasione sprecata….

ATTENZIONE SPOILER Ma la scena in cui Anna, completamente nuda, rimane chiusa fuori dalla stanza di Michael ed è costretta ad attraversare un intero piano dell’albergo senza nulla addosso… non è odiosamente ridicola, fuori luogo e degna di un cinepanettone?

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