Mio papà, recensione

Mercoledì sono stata all’anteprima di Mio papà, film diretto da Giulio Base con Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro, Fabio Traiano e Ninetto Davoli, uscito nelle sale giovedì 27 novembre.

locandina_mio_papa

 

Un filmetto con tante buone intenzioni, una struttura da fiction televisiva, troppe banalità  e leggerezze nella sceneggiatura, ma che non manca di coinvolgere e commuovere. Una storia d’amore, non solo tra un uomo e una donna, ma anche e soprattutto tra un bambino, al quale manca la figura del padre, e il giovane compagno della madre. Lorenzo (Giorgio Pasotti) ha 35 anni, lavora su una piattaforma petrolifera come sommozzatore e di mettere su famiglia proprio non ci pensa. Una sera incontra Claudia (Donatella Finocchiaro), finisce per passare la notte con lei e solo al mattino scopre che la giovane donna non vive sola, ma con il piccolo Matteo, suo figlio di sei anni. Lorenzo prova fin da subito una passione forte per quella ragazza sfacciata incontrata in discoteca, per la prima volta capisce che non può essere solo una delle tante ma i compromessi da accettare sono troppi. Non è possibile amare solo lei perché quel figlio fa parte della sua vita.

mio papa Mio papà film

Mio papà è un film drammatico che riesce a ritagliarsi diversi momenti comici grazie ad attori come Ninetto Davoli, dalla inconfondibile parlata romanesca che aveva colpito Pier Paolo Pasolini,  e Fabio Traiano ( io me lo confondo sempre con Claudio Santamaria, ma non sono troppo uguali?).  Al centro della storia c’è il piccolo Matteo che vive solo con la madre, suo padre è sempre assente e spesso proprio all’ultimo decide di non avere tempo da dedicargli. Grazie ad un contrattempo di questo genitore poco attento ai bisogni del figlio, Lorenzo sarà costretto a passare qualche giorno con Matteo. Fra i due, che fino a quel momento avevano avuto solo un rapporto fatto di scontri, nascerà una nuova opportunità per andare d’accordo. Si può amare qualcuno come un padre anche se non è lo stesso ad averci dato la vita? Si può amare il figlio di altri come il proprio? Queste le grandi domande al quale cerca di dare una risposta Giulio Base con un film semplice, pronto a far commuovere e riflettere. Certo non è un capolavoro, ma gli interpreti sono molto bravi a partire da Giorgio Pasotti (che ringrazio di essere arrivato in ritardo all’anteprima così il film è iniziato mezz’ora dopo e io, che non son proprio una campionessa in tema di puntualità, mi sono sentita in anticipo!) e Niccolò Calvagna, che pur avendo solo otto anni, si è dimostrato un ottimo interprete.

Ho sempre pensato che Giorgio Pasotti fosse bassissimo, si ok è piuttosto basso ma meno di quello che credevo… e soprattutto molto carino!

 

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