Maze Runner- Il labirinto

Sono stata all’anteprima di Maze Runner- Il labirinto, film del 2014 diretto da Wes Ball  tratta dal romanzo Il labirinto (2009) scritto da James Dashner. Uscirà nei cinema italiani l’8 ottobre.

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In sala credo di essere stata la più vecchia, c’erano solo adolescenti e preadolescenti accompagnati da tardo-adolescenti… ecco diciamo che grazie alle mie All star potevo passare per una tardo-adolescente molto tardo!

Le premesse non erano buone, non avevo letto il libro di James Dashner, l’anteprima era organizzata malissimo (il film è iniziato 40 minuti dopo, ci hanno fatto rimanere ad aspettare in piedi per un bel po’ e una volta iniziato il film si sono persino dimenticati di spegnere le luci) e la prospettiva di rimane chiusa per ben due ore in una stanza con un centinaio di ragazzetti urlanti mi aveva fatto quasi subito pentire di non essere rimasta a casa a vedere qualcosa in DVD.

Stranamente gli adolescenti hanno fatto poco gli adolescenti, rimanendo buoni buoni per tutta la durata del film (o meglio mi sono resa conto che ne esistono anche di educati, probabilmente non sono gli stessi che popolano i multisala il sabato sera) e Maze Runner non è affatto male, mi sono divertita e sono rimasta con il fiato sospeso fino alla fine.

Thomas, senza ricordare nulla del proprio passato nemmeno il suo nome, si ritrova rinchiuso in un ascensore che lo porta dritto alla Radura. Qui incontra altri ragazzi che, come lui, non hanno memoria della loro vita prima del risveglio in questa enclave circondata da alte mura da cui si snoda un enorme labirinto popolato da giganteschi ragni chiamati Dolenti. I giovani hanno fondato una piccola comunità con regole e compiti ben stabiliti per ognuno. La prima regola della Radura è non provare a uscire dalla Radura, la seconda regola della Radura è non provare a uscire dalla Radura…

The Maze Runner ricorda tantissimi film come The Beach (Usa 2000 di Danny Boyle, tratto dall’omonimo romanzo di Alex Garland) per l’organizzazione della comunità ma anche The Village ( USA 2004 di M. Night Shyamalan) e la serie Lost. Un gruppo di ragazzi intrappolati come topolini in gabbia ti rimanda subito a  The cube (Canada 1997 diretto da Vincenzo Natali) e Hunger games

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Insomma niente di nuovo, una comunità lontana dal resto del mondo e le sue regole sconvolte dall’ultimo arrivato che è curioso di scoprire chi manovra il sistema, cosa c’è dietro e che è spinto dal forte desiderio di trovare una risposta a tutti i perché… e qua si ritorna al buon vecchio Platone e al suo Mito della caverna.

Terribilmente adolescenziale ma nonostante tutto il film regge, gli effetti speciali sono buoni, i personaggi sono credibili  e ci si diverte un sacco… almeno io mi son divertita e anche tutti i mie piccoli compagni di sala sono usciti soddisfatti ( “meglio di tanta robaccia come la saga di Twilight” e dato che a dirlo è stato un sedicenne che mi ha dato solo 25 anni acquista ancora più valore!).

Ok non è un capolavoro e bisogna andare a vederlo con lo spirito di un quattordicenne cinematograficamente ingenuo e pronto a prendere come nuovo una storia già vista troppe volte e soprattutto a credere che sia possibile per una fanciulla, (tra l’altro nemmeno cozza e vagamente somigliante a Kristen Stewart) schiaffata in una comunità di ragazzotti che non vede una femminuccia da tre anni, conservare intatta la propria virtù.

Manca la storia d’amore, da eterna dodicenne speravo in un bacio o almeno in quella tensione creata da situazioni “particolari”alla Dawson’s Creek, ma dato che il film finisce con un nuovo inizio che getta le basi per il capitolo successivo io già faccio il tifo per la coppia Thomas e Teresa!

In sala ho visto anche diversi bambini, ecco io eviterei di portarli perché non mancano scene decisamente troppo violente.

 

 

 

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